IL MARRONETO

BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG 2021 - IL MARRONETO

Regular price €123,90 Sale price€137,00you save €13,10

Abbinamenti, È un Brunello importante, ma la sua eleganza permette di non cercare necessariamente piatti troppo potenti. Lo vediamo benissimo con pappardelle al ragù di cinghiale, arrosti, bistecca alla Fiorentina, piccione, anatra e selvaggina, ma anche con preparazioni più semplici a base di carne alla brace. Molto bello con porcini e tartufo, perché la parte floreale, terrosa e balsamica del Sangiovese riesce a entrare naturalmente in sintonia con questi ingredienti. Con qualche anno di bottiglia sarà splendido anche con Pecorino Toscano e altri formaggi di lunga stagionatura.
Alcol, 14,5%
Annata, 2021
Denominazione, Brunello di Montalcino DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Toscana (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Sangiovese 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Brunello 2021 de Il Marroneto è uno di quei vini che riescono ad avere profondità senza diventare pesanti. Al naso troviamo ciliegia rossa e nera, lampone e melograno, poi rosa, violetta e lavanda, accompagnate da arancia, liquirizia, erbe aromatiche e leggere sfumature di terra e spezie. È un profilo che continua ad aprirsi nel bicchiere e che mantiene sempre una bellissima sensazione di freschezza. In bocca è profondo e succoso, con un tannino finissimo e già sorprendentemente maturo, sostenuto da un’acidità precisa che rende il sorso teso e dinamico. La 2021 ha concentrazione e frutto, ma la cosa più interessante è proprio il modo in cui riesce a trasformare questa ricchezza in eleganza. Il finale è lunghissimo, floreale, agrumato e leggermente balsamico, con una bella vena minerale che rimane sul palato. È un Brunello ancora giovanissimo, ma già molto espressivo, e probabilmente una delle versioni più complete degli ultimi anni.

CURIOSITÁ:

Il Marroneto si trova sul versante nord della collina di Montalcino, intorno ai 400 metri di altitudine, in una zona caratterizzata da antichi sedimenti marini ed eolici e da terreni ricchi di sabbione di mare e minerali. Alessandro Mori iniziò a costruire il progetto nel 1975, quando insieme al fratello piantò i primi 3.000 metri quadrati di vigneto; seguirono nuovi impianti nel 1979 e nel 1984. Il Brunello nasce esclusivamente da Sangiovese e viene vinificato in tini di rovere da 40 hl con fermentazione spontanea, senza lieviti selezionati, nutrienti, inoculi o controllo della temperatura. I rimontaggi proseguono per circa 13-15 giorni e la svinatura avviene quando è ancora presente una piccola quantità di zucchero residuo, permettendo al vino di terminare lentamente le fermentazioni. La 2021 affina poi per 42 mesi nelle grandi botti di rovere da 26 quintali e altri 6 mesi in bottiglia. È interessante assaggiarlo accanto a Madonna delle Grazie: stessa cantina, stesso vitigno e stessa filosofia, ma il Brunello classico mette maggiormente al centro eleganza, freschezza e immediatezza del Sangiovese, mentre Madonna delle Grazie nasce da una selezione della vigna storica ed è costruito per una profondità ancora maggiore.

Il Marroneto

Il Marroneto è una delle realtà più identitarie di Montalcino, una cantina familiare che ha costruito la propria storia attorno al Sangiovese, alla tradizione e alla sensibilità di Alessandro Mori. La tenuta si trova sul versante settentrionale della collina di Montalcino, poco fuori dal centro storico, in località Madonna delle Grazie, in una posizione elevata e particolarmente vocata. La storia comincia nel 1974, quando Giuseppe Mori, padre di Alessandro, acquista un piccolo podere nei pressi di Montalcino. La proprietà comprende un'antica costruzione utilizzata in passato per l'essiccazione dei marroni, le castagne: proprio da questa particolare funzione deriva il nome Il Marroneto. Inizialmente il vino è soprattutto una passione familiare. Giuseppe Mori è avvocato e anche i figli intraprendono studi lontani dal mondo agricolo. Alessandro, tuttavia, sviluppa progressivamente un rapporto sempre più intenso con quelle colline, fino a trasformare ciò che era nato quasi come un progetto parallelo nella propria scelta di vita. I primi vigneti vengono piantati a metà degli anni Settanta e Alessandro partecipa direttamente alla crescita della proprietà. È un'esperienza costruita sul campo, osservando le piante, seguendo le vendemmie e imparando lentamente a conoscere il comportamento del Sangiovese nelle differenti condizioni climatiche. Importante nella sua formazione è anche l'incontro con Giulio Gambelli, figura leggendaria dell'enologia toscana e profondo conoscitore del Sangiovese. Da questa esperienza Alessandro sviluppa ulteriormente una filosofia basata sull'assaggio, sulla sensibilità e soprattutto sulla convinzione che il vino debba essere accompagnato senza essere eccessivamente manipolato. Il primo imbottigliamento arriva nel 1980, ma è soprattutto dagli anni Novanta che Il Marroneto assume definitivamente la propria identità. Alessandro sceglie di seguire personalmente ogni fase del lavoro, costruendo uno stile sempre più essenziale e lontano dalle mode che nel frattempo stavano attraversando Montalcino. Il punto di partenza rimane sempre la vigna. I terreni del versante settentrionale, l'altitudine e le particolari condizioni climatiche permettono al Sangiovese di maturare lentamente, conservando freschezza e precisione. Alessandro ricerca proprio questo equilibrio, evitando di forzare la produzione e aspettando che siano le uve a indicare il momento corretto della vendemmia. La gestione agricola segue una filosofia volutamente semplice. L'inerbimento spontaneo viene mantenuto tra i filari e gli interventi sono limitati allo stretto necessario. L'obiettivo non è modificare il comportamento naturale della pianta, ma creare le condizioni affinché possa raggiungere autonomamente il proprio equilibrio. Questa impostazione continua in cantina. Le fermentazioni avvengono nel rispetto della materia prima e l'affinamento del Brunello viene affidato alle tradizionali grandi botti di rovere, evitando un utilizzo del legno capace di modificare eccessivamente il carattere del Sangiovese. Per Alessandro la cantina non deve aggiungere qualcosa al vino: deve soprattutto evitare di sottrargli ciò che la vigna gli ha dato. Il Marroneto produce così un'interpretazione profondamente classica del Brunello di Montalcino, costruita più sulla finezza e sulla trasparenza aromatica che sulla ricerca della potenza. È un'impostazione che negli anni ha reso la cantina particolarmente riconoscibile tra gli appassionati. Il luogo più importante della proprietà è però la vigna Madonna delle Grazie, situata nei pressi dell'omonima chiesetta. Da una selezione delle sue uve nasce il Brunello che porta lo stesso nome, diventato nel tempo l'etichetta simbolo della cantina e l'espressione più personale del rapporto tra Alessandro Mori e Montalcino. Madonna delle Grazie non viene concepito come un vino differente attraverso tecniche particolari, ma come la conseguenza naturale di una vigna considerata speciale. La filosofia rimane quindi la stessa: vinificazione essenziale, grandi botti e tempo, lasciando che siano il Sangiovese e la provenienza a determinare il carattere del vino. Anche la scelta di produrre una Riserva Madonna delle Grazie segue questa logica. Non nasce come appuntamento prestabilito, ma soltanto quando una determinata botte mostra durante l'affinamento caratteristiche considerate eccezionali. È un approccio che mette ancora una volta l'osservazione davanti alle regole produttive. Il Marroneto rimane volutamente una realtà dalla dimensione familiare e artigianale. La sua forza non deriva dalla ricerca di continue trasformazioni, ma dalla coerenza con cui Alessandro Mori ha portato avanti per decenni una stessa idea di vino: Sangiovese, territorio e pochissimi interventi. Dal podere acquistato da Giuseppe Mori nel 1974 fino al lavoro di Alessandro, Il Marroneto racconta una Montalcino essenziale e profondamente tradizionale. Qui il Brunello nasce dalla convinzione che un grande vino non debba essere costruito in cantina, ma accompagnato con pazienza. Madonna delle Grazie rappresenta l'espressione più alta di questa filosofia: una singola vigna, il Sangiovese e il tempo come protagonisti assoluti.