TAPPERO MERLO

CALUSO PASSITO DOCG "BOHÉMIEN" 2020 - TAPPERO MERLO

Regular price €31,50 Sale price€35,00you save €3,50

Abbinamenti, È un vino dolce dalla grande vocazione gastronomica, capace di accompagnare non soltanto i dessert, ma anche preparazioni salate importanti grazie alla sua freschezza e alla complessità aromatica. Lo vediamo benissimo con torta di nocciole piemontesi, crostate di albicocche, pasticceria secca e biscotti alle mandorle, dove le note di frutta disidratata e miele trovano una naturale continuità. Particolarmente interessante con torcetti, paste di meliga e nocciolini di Chivasso, piccoli capolavori della tradizione dolciaria piemontese che permettono di valorizzare il carattere territoriale del vino. Da provare con gianduiotti artigianali, cioccolato al latte e dessert a base di frutta secca, evitando preparazioni eccessivamente zuccherine che potrebbero comprometterne l'equilibrio. Per un abbinamento più ricercato consigliamo foie gras, pâté di fegato d'oca e formaggi erborinati come Gorgonzola piccante e Roquefort, dove il contrasto tra dolcezza, sapidità e intensità aromatica può regalare grandi soddisfazioni. È straordinario anche da solo, come vino da meditazione, magari a conclusione di una cena importante.
Alcol, 14%
Annata, 2020
Denominazione, Caluso Passito DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.375 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Erbaluce 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Bohémien 2020 di Tappero Merlo è un Caluso Passito di straordinaria ricchezza e profondità, capace di interpretare l'Erbaluce attraverso una dimensione completamente diversa rispetto ai tradizionali vini bianchi secchi. Nel calice si presenta con un colore ambrato intenso e luminoso, attraversato da riflessi dorati che anticipano la complessità del suo patrimonio aromatico. Al naso emergono profumi di albicocca disidratata, fichi secchi, datteri e uva sultanina, accompagnati da note di miele millefiori, scorza d'arancia candita e mandorla tostata. Con qualche minuto nel bicchiere si sviluppano sfumature più profonde di zafferano, vaniglia, liquirizia, anice e legni aromatici, insieme a delicati richiami di fiori essiccati e zagara. In bocca è ricco, caldo e avvolgente, con una dolcezza importante ma perfettamente sostenuta dalla caratteristica acidità dell'Erbaluce, che dona slancio e impedisce al sorso di risultare pesante. La componente sapida contribuisce ulteriormente all'equilibrio, creando un contrasto affascinante tra concentrazione, freschezza e morbidezza. Il finale è lunghissimo e persistente, con ritorni di frutta candita, miele, spezie e frutta secca. È un passito che invita a una degustazione lenta, capace di mostrare quanto l'Erbaluce possa raggiungere livelli di complessità e longevità davvero sorprendenti.

CURIOSITÀ:

Il Bohémien nasce dalla volontà di Domenico Tappero Merlo di recuperare una delle tradizioni più antiche del Canavese: quella del Caluso Passito, un tempo prodotto dalle famiglie contadine selezionando i grappoli migliori da conservare durante l'inverno. Le uve sono esclusivamente Erbaluce, coltivate sui terreni morenici dell'Anfiteatro di Ivrea, particolarmente poveri, sabbiosi e acidi. La vendemmia è manuale e anticipata di circa dieci giorni rispetto a quella destinata ai vini secchi, scegliendo grappoli piccoli e spargoli, ideali per l'appassimento. Le uve riposano naturalmente in solai ventilati fino alla metà di marzo, durante i quali una parte degli acini può sviluppare muffa nobile, contribuendo alla complessità aromatica. Dopo una pressatura soffice, il mosto fermenta lentamente in botti di rovere, dove il vino affronta un affinamento di almeno tre anni. Il nome Bohémien rende omaggio anche alla sensibilità artistica di Giuseppe Giacosa, celebre librettista di Puccini e grande estimatore del Caluso Passito, profondamente legato al territorio canavesano. Un vino che unisce memoria, pazienza e una visione produttiva decisamente fuori dal comune.

Tappero Merlo

Tappero Merlo è il progetto di Domenico Tappero Merlo, nato nel Canavese con un obiettivo molto preciso: riportare l’Erbaluce al centro dell’identità vitivinicola di questo territorio e dimostrare la sua capacità di dare origine non soltanto a vini freschi e immediati, ma soprattutto a grandi bianchi capaci di evolvere nel tempo. La storia personale di Domenico è strettamente legata alla trasformazione economica e sociale del Canavese. Proviene da una famiglia contadina dedita da generazioni alla viticoltura, ma come molti abitanti della zona si allontana inizialmente dalla terra entrando nel mondo della tecnologia, fortemente influenzato dalla presenza di Olivetti, e sviluppando un’importante esperienza imprenditoriale nel settore del software. Nel 2001 decide però di cambiare completamente direzione e tornare alle proprie origini: recupera e ripianta i vigneti di famiglia, acquisisce nuove parcelle e comincia un lungo lavoro di ricerca sull’Erbaluce, varietà che diventa il vero centro del progetto. Dietro questa scelta c’è anche una figura fondamentale della sua storia personale, il nonno Domenico, conosciuto da tutti come “Kin”, vecchio vignaiolo canavesano al quale Domenico attribuisce l’origine della propria passione per la vigna e quella capacità di osservare la natura attraverso gesti semplici e conoscenze tramandate nel tempo. Proprio a lui è dedicato KIN, uno dei vini più rappresentativi della cantina. Il territorio nel quale nasce il progetto è l’Anfiteatro Morenico di Ivrea, una delle formazioni glaciali più importanti d’Europa, modellata nel corso delle glaciazioni dal grande ghiacciaio Balteo proveniente dalla Valle d’Aosta. Ritirandosi, il ghiacciaio ha lasciato un enorme sistema di morene composto da materiali trascinati dalle montagne: rocce, sabbie, ciottoli e massi erratici provenienti dalle Alpi. I circa tre ettari di vigneti di Tappero Merlo si trovano sui versanti interni dell’anfiteatro, nei comuni di Parella, Colleretto Giacosa, Loranzè e Piverone, distribuiti su piccole terrazze e depositi glaciali dalle caratteristiche differenti. Sono terreni estremamente poveri di sostanza organica, acidi e caratterizzati da una capacità molto limitata di trattenere l’acqua; condizioni difficili che costringono le radici delle viti a svilupparsi in profondità e che Domenico considera fondamentali per costruire l’identità minerale e sapida dei propri vini. L’Erbaluce è naturalmente protagonista assoluta. È una delle varietà bianche più antiche del Piemonte settentrionale, profondamente adattata alla fascia pedemontana alpina e caratterizzata da buccia consistente, maturazione tardiva e soprattutto da un’acidità naturale straordinaria. Proprio questa caratteristica permette di utilizzarla con risultati profondamente diversi nella produzione di vini fermi, Metodo Classico e passiti e, soprattutto, le conferisce un potenziale evolutivo che Domenico ha trasformato nel centro della propria ricerca. Nei vigneti la tradizionale pergola canavesana è stata in parte sostituita dal Guyot, con rese contenute intorno a 1,5 chilogrammi per pianta, nella convinzione che una minore produzione e una maturazione più uniforme permettano di ottenere Erbaluce maggiormente strutturati e adatti all’invecchiamento. Non vengono utilizzati diserbanti chimici e particolare attenzione viene dedicata alla microflora e alla microfauna del terreno. Sovesci mirati con differenti essenze vengono impiegati per migliorare struttura e fertilità di suoli naturalmente molto poveri, recuperando e reinterpretando pratiche appartenenti alla vecchia agricoltura canavesana. Domenico non considera però questo approccio come l’applicazione rigida di una certificazione o di un protocollo: parla piuttosto di un ritorno moderno all’artigianalità, costruito sull’osservazione della vigna e sul recupero delle conoscenze che appartenevano alle generazioni precedenti. Anche in cantina il tempo rappresenta un elemento fondamentale. Le fermentazioni sono spontanee, affidate ai lieviti indigeni, mentre acciaio e grandi botti di rovere vengono utilizzati secondo le caratteristiche dei singoli vini. KIN costituisce probabilmente la sintesi più precisa della filosofia aziendale: un Erbaluce di Caluso DOCG pensato fin dall’origine come grande bianco da evoluzione. La fermentazione inizia in acciaio e termina in botti di rovere da 20 ettolitri, dove il vino rimane sulle proprie fecce per un periodo che può raggiungere diversi anni, accompagnato da bâtonnage, prima di affrontare un ulteriore affinamento in bottiglia. La commercializzazione avviene soltanto dopo un lungo periodo dalla vendemmia, una scelta decisamente insolita nel panorama dei bianchi italiani e coerente con l’idea di dimostrare quanto profondamente l’Erbaluce possa trasformarsi con il tempo. Cuvée des Paladins esplora invece la vocazione spumantistica della varietà attraverso il Metodo Classico e una permanenza sui lieviti di almeno 60 mesi. Il nome richiama i dodici paladini di Carlo Magno e una delle antiche ipotesi sulla diffusione dell’Erbaluce nell’arco alpino, mentre il metodo produttivo recupera idealmente anche l’antica consuetudine canavesana di rifermentare il vino in bottiglia utilizzando mosto o vino passito. Bohémien rappresenta il volto passito dell’Erbaluce, quello probabilmente più antico nella cultura locale. La buccia resistente rende infatti questa varietà particolarmente adatta all’appassimento e per secoli il passito è stato uno dei vini più preziosi delle famiglie canavesane, conservato per le occasioni importanti e celebrato già nell’Ottocento tra i grandi vini piemontesi. Acini Perduti completa la ricerca attraverso un’interpretazione ancora differente, mentre accanto all’Erbaluce trova spazio anche la rarissima Malvasia Moscata, antica varietà aromatica quasi scomparsa che Domenico ha scelto di recuperare. Caratterizzata da profumi di salvia, timo, maggiorana, fiori e frutta fresca, viene utilizzata anche insieme all’Erbaluce, creando un incontro tra la componente aromatica della Malvasia e la naturale freschezza del vitigno canavesano. Tappero Merlo è quindi molto più di una piccola cantina dedicata all’Erbaluce: è il progetto personale di un uomo che dopo una carriera nella tecnologia ha scelto di tornare alle vigne dei propri antenati e utilizzare il vino come strumento per raccontare la storia del Canavese. Dietro KIN, Cuvée des Paladins, Bohémien e Acini Perduti si trova la stessa ricerca: recuperare pratiche dimenticate, preservare vigneti cresciuti sui depositi dell’antico ghiacciaio Balteo e dimostrare che l’Erbaluce possiede struttura, acidità e complessità sufficienti per affrontare lunghissimi affinamenti. Una visione nella quale innovazione e memoria non sono opposte, perché l’esperienza tecnologica di Domenico incontra continuamente il sapere del nonno Kin e della vecchia viticoltura canavesana. Il risultato è un progetto profondamente territoriale, costruito intorno a un vitigno antico e a un paesaggio unico, con l’ambizione di restituire all’Erbaluce quel prestigio che i vini del Canavese avevano già conquistato nei secoli passati.