TAPPERO MERLO

ERBALUCE DI CALUSO DOCG "KIN" 2021 - TAPPERO MERLO

Regular price €31,50 Sale price€35,00you save €3,50

Abbinamenti, È un bianco di grande struttura e profondità, capace di accompagnare preparazioni gastronomiche importanti grazie alla combinazione tra freschezza, sapidità e complessità aromatica. Lo vediamo benissimo con rombo al forno, baccalà in umido, capesante scottate e risotto ai crostacei, dove la ricchezza del vino incontra la consistenza degli ingredienti senza perdere equilibrio. Particolarmente interessante con risotto ai funghi porcini, agnolotti di magro al burro e salvia, crespelle ripiene e preparazioni a base di tartufo bianco, piatti nei quali le sfumature balsamiche e speziate del Kin trovano una piacevole continuità. Per un abbinamento territoriale consigliamo la battuta di Fassona piemontese, il fritto misto alla piemontese e i formaggi del Canavese di media stagionatura, capaci di valorizzare la sua freschezza e la struttura importante. Da provare anche con coniglio alla ligure, faraona arrosto, anatra e carni bianche accompagnate da erbe aromatiche, preparazioni che dimostrano la straordinaria versatilità di questo Erbaluce.
Alcol, 13,5%
Annata, 2021
Denominazione, Erbaluce di Caluso DOCG
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 8/10°
Vitigni, Erbaluce 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Kin 2021 di Tappero Merlo è un Erbaluce di Caluso di straordinaria personalità, un bianco che supera ogni idea di immediatezza per raccontare la profondità, la complessità e la sorprendente capacità di invecchiamento di uno dei vitigni più affascinanti del Piemonte. Nel calice si presenta con un giallo paglierino intenso, attraversato da luminosi riflessi dorati. Al naso emergono profumi di scorza di limone, cedro, mela matura e pesca bianca, accompagnati da note di salvia, fiori di acacia ed erbe spontanee. Con qualche minuto nel bicchiere il bouquet acquista profondità, sviluppando sfumature balsamiche, spezie delicate, mandorla e sottili richiami di pietra focaia, in un insieme che alterna freschezza agrumata e sensazioni più evolute. In bocca è ampio, strutturato e avvolgente, con una consistenza importante che testimonia il lungo lavoro sui lieviti, ma soprattutto con una freschezza vibrante, capace di sostenere il sorso dall'inizio alla fine. La componente sapida è particolarmente evidente e accompagna una progressione gustativa elegante, nella quale la ricchezza della materia incontra una tensione quasi alpina. Il finale è lunghissimo, asciutto e persistente, con ritorni di agrumi, erbe aromatiche e spezie, lasciando una sensazione di grande precisione. È un Erbaluce che invita a rallentare la degustazione, capace di evolvere nel bicchiere e di dimostrare quanto questo vitigno possa raggiungere livelli di complessità davvero sorprendenti.

CURIOSITÀ:

Kin è il vino più intimamente legato alla storia di Domenico Tappero Merlo, che nel 2001, dopo un'importante esperienza imprenditoriale nel settore informatico, decide di tornare alle radici contadine della famiglia e dedicarsi alla valorizzazione dell'Erbaluce. Il nome è un omaggio al nonno Domenico, soprannominato proprio Kin, vignaiolo dal quale ha ereditato la passione per la terra. Le uve provengono dai vigneti dell'Anfiteatro Morenico di Ivrea, nel Canavese, su terreni antichissimi, poveri e fortemente acidi, costituiti prevalentemente da sabbie e detriti trasportati dai ghiacciai. Qui l'Erbaluce viene coltivata con grande attenzione alla biodiversità e alle pratiche agronomiche naturali, privilegiando basse rese e vendemmie manuali. La vinificazione inizia spontaneamente in acciaio grazie ai lieviti indigeni e si conclude in grandi botti di rovere da 20 ettolitri, dove il vino rimane sulle fecce fini per un periodo compreso tra 18 e 36 mesi, con bâtonnage periodici. Seguono alcuni mesi in cemento e un ulteriore affinamento in bottiglia di uno o due anni. Una lavorazione paziente, pensata per dimostrare che l'Erbaluce non è soltanto un vitigno da vini freschi e immediati, ma può dare origine a grandi bianchi da invecchiamento.

Tappero Merlo

Tappero Merlo è il progetto di Domenico Tappero Merlo, nato nel Canavese con un obiettivo molto preciso: riportare l’Erbaluce al centro dell’identità vitivinicola di questo territorio e dimostrare la sua capacità di dare origine non soltanto a vini freschi e immediati, ma soprattutto a grandi bianchi capaci di evolvere nel tempo. La storia personale di Domenico è strettamente legata alla trasformazione economica e sociale del Canavese. Proviene da una famiglia contadina dedita da generazioni alla viticoltura, ma come molti abitanti della zona si allontana inizialmente dalla terra entrando nel mondo della tecnologia, fortemente influenzato dalla presenza di Olivetti, e sviluppando un’importante esperienza imprenditoriale nel settore del software. Nel 2001 decide però di cambiare completamente direzione e tornare alle proprie origini: recupera e ripianta i vigneti di famiglia, acquisisce nuove parcelle e comincia un lungo lavoro di ricerca sull’Erbaluce, varietà che diventa il vero centro del progetto. Dietro questa scelta c’è anche una figura fondamentale della sua storia personale, il nonno Domenico, conosciuto da tutti come “Kin”, vecchio vignaiolo canavesano al quale Domenico attribuisce l’origine della propria passione per la vigna e quella capacità di osservare la natura attraverso gesti semplici e conoscenze tramandate nel tempo. Proprio a lui è dedicato KIN, uno dei vini più rappresentativi della cantina. Il territorio nel quale nasce il progetto è l’Anfiteatro Morenico di Ivrea, una delle formazioni glaciali più importanti d’Europa, modellata nel corso delle glaciazioni dal grande ghiacciaio Balteo proveniente dalla Valle d’Aosta. Ritirandosi, il ghiacciaio ha lasciato un enorme sistema di morene composto da materiali trascinati dalle montagne: rocce, sabbie, ciottoli e massi erratici provenienti dalle Alpi. I circa tre ettari di vigneti di Tappero Merlo si trovano sui versanti interni dell’anfiteatro, nei comuni di Parella, Colleretto Giacosa, Loranzè e Piverone, distribuiti su piccole terrazze e depositi glaciali dalle caratteristiche differenti. Sono terreni estremamente poveri di sostanza organica, acidi e caratterizzati da una capacità molto limitata di trattenere l’acqua; condizioni difficili che costringono le radici delle viti a svilupparsi in profondità e che Domenico considera fondamentali per costruire l’identità minerale e sapida dei propri vini. L’Erbaluce è naturalmente protagonista assoluta. È una delle varietà bianche più antiche del Piemonte settentrionale, profondamente adattata alla fascia pedemontana alpina e caratterizzata da buccia consistente, maturazione tardiva e soprattutto da un’acidità naturale straordinaria. Proprio questa caratteristica permette di utilizzarla con risultati profondamente diversi nella produzione di vini fermi, Metodo Classico e passiti e, soprattutto, le conferisce un potenziale evolutivo che Domenico ha trasformato nel centro della propria ricerca. Nei vigneti la tradizionale pergola canavesana è stata in parte sostituita dal Guyot, con rese contenute intorno a 1,5 chilogrammi per pianta, nella convinzione che una minore produzione e una maturazione più uniforme permettano di ottenere Erbaluce maggiormente strutturati e adatti all’invecchiamento. Non vengono utilizzati diserbanti chimici e particolare attenzione viene dedicata alla microflora e alla microfauna del terreno. Sovesci mirati con differenti essenze vengono impiegati per migliorare struttura e fertilità di suoli naturalmente molto poveri, recuperando e reinterpretando pratiche appartenenti alla vecchia agricoltura canavesana. Domenico non considera però questo approccio come l’applicazione rigida di una certificazione o di un protocollo: parla piuttosto di un ritorno moderno all’artigianalità, costruito sull’osservazione della vigna e sul recupero delle conoscenze che appartenevano alle generazioni precedenti. Anche in cantina il tempo rappresenta un elemento fondamentale. Le fermentazioni sono spontanee, affidate ai lieviti indigeni, mentre acciaio e grandi botti di rovere vengono utilizzati secondo le caratteristiche dei singoli vini. KIN costituisce probabilmente la sintesi più precisa della filosofia aziendale: un Erbaluce di Caluso DOCG pensato fin dall’origine come grande bianco da evoluzione. La fermentazione inizia in acciaio e termina in botti di rovere da 20 ettolitri, dove il vino rimane sulle proprie fecce per un periodo che può raggiungere diversi anni, accompagnato da bâtonnage, prima di affrontare un ulteriore affinamento in bottiglia. La commercializzazione avviene soltanto dopo un lungo periodo dalla vendemmia, una scelta decisamente insolita nel panorama dei bianchi italiani e coerente con l’idea di dimostrare quanto profondamente l’Erbaluce possa trasformarsi con il tempo. Cuvée des Paladins esplora invece la vocazione spumantistica della varietà attraverso il Metodo Classico e una permanenza sui lieviti di almeno 60 mesi. Il nome richiama i dodici paladini di Carlo Magno e una delle antiche ipotesi sulla diffusione dell’Erbaluce nell’arco alpino, mentre il metodo produttivo recupera idealmente anche l’antica consuetudine canavesana di rifermentare il vino in bottiglia utilizzando mosto o vino passito. Bohémien rappresenta il volto passito dell’Erbaluce, quello probabilmente più antico nella cultura locale. La buccia resistente rende infatti questa varietà particolarmente adatta all’appassimento e per secoli il passito è stato uno dei vini più preziosi delle famiglie canavesane, conservato per le occasioni importanti e celebrato già nell’Ottocento tra i grandi vini piemontesi. Acini Perduti completa la ricerca attraverso un’interpretazione ancora differente, mentre accanto all’Erbaluce trova spazio anche la rarissima Malvasia Moscata, antica varietà aromatica quasi scomparsa che Domenico ha scelto di recuperare. Caratterizzata da profumi di salvia, timo, maggiorana, fiori e frutta fresca, viene utilizzata anche insieme all’Erbaluce, creando un incontro tra la componente aromatica della Malvasia e la naturale freschezza del vitigno canavesano. Tappero Merlo è quindi molto più di una piccola cantina dedicata all’Erbaluce: è il progetto personale di un uomo che dopo una carriera nella tecnologia ha scelto di tornare alle vigne dei propri antenati e utilizzare il vino come strumento per raccontare la storia del Canavese. Dietro KIN, Cuvée des Paladins, Bohémien e Acini Perduti si trova la stessa ricerca: recuperare pratiche dimenticate, preservare vigneti cresciuti sui depositi dell’antico ghiacciaio Balteo e dimostrare che l’Erbaluce possiede struttura, acidità e complessità sufficienti per affrontare lunghissimi affinamenti. Una visione nella quale innovazione e memoria non sono opposte, perché l’esperienza tecnologica di Domenico incontra continuamente il sapere del nonno Kin e della vecchia viticoltura canavesana. Il risultato è un progetto profondamente territoriale, costruito intorno a un vitigno antico e a un paesaggio unico, con l’ambizione di restituire all’Erbaluce quel prestigio che i vini del Canavese avevano già conquistato nei secoli passati.