GRAPPA GENTILE ALLA CAMOMILLA "DI LIDIA E ROMANO LEVI" IN ASTUCCIO - DISTILLERIA LEVI SERAFINO
Abbinamenti, La Grappa Gentile alla Camomilla trova la sua dimensione ideale a fine pasto, quando la componente floreale ed erbacea può essere apprezzata senza interferenze e richiama quasi naturalmente il gesto tradizionale della tisana digestiva, reinterpretato però attraverso la grappa. È particolarmente piacevole con pasticceria secca, biscotti alle mandorle, paste di meliga e torta di nocciole, ma può accompagnare bene anche cioccolato bianco o dessert poco zuccherini nei quali siano presenti miele, frutta secca ed erbe aromatiche. Interessante anche da sola come distillato da meditazione, soprattutto per chi normalmente considera la grappa troppo austera o aggressiva: la camomilla ne rende il profilo aromatico più gentile senza cancellarne l’identità.
Alcol, 40%
Annata, Sans Année
Denominazione, Grappa
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.70 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 18/20°
Vitigni, Vinacce aromatizzate con Camomilla
NOTE SENSORIALI:
La Grappa Gentile alla Camomilla di Lidia e Romano Levi è una delle espressioni più particolari della storica distilleria di Neive, capace di unire il carattere deciso della grappa piemontese alla delicatezza aromatica dei fiori di camomilla. Nel bicchiere si presenta con una tonalità dorata chiara e luminosa. Il profilo olfattivo è immediatamente riconoscibile: la camomilla emerge con eleganza, accompagnata da fiori secchi, erbe officinali e leggere sensazioni di frutta, mentre sullo sfondo compaiono sfumature più calde e delicatamente boisé. In bocca è morbida e avvolgente, con i suoi 40% vol. ben integrati e una componente floreale che alleggerisce la naturale intensità del distillato. La camomilla non assume mai un carattere dolce o artificiale, ma rimane nitida e fragrante, accompagnando il sorso verso un finale lungo, armonioso e piacevolmente erbaceo. È probabilmente una delle grappe più immediate della produzione Levi, ma dietro la sua apparente delicatezza conserva tutta la personalità artigianale della distilleria.
CURIOSITÁ:
Questa Grappa rappresenta forse meglio di qualsiasi altra bottiglia il ruolo di Lidia Levi nella storia della distilleria. Sorella maggiore di Romano, Lidia conduceva una vita estremamente riservata al piano superiore della casa di Neive e si occupava personalmente delle rarissime grappe aromatizzate alle erbe, tanto che lo stesso Romano definiva queste preparazioni vere e proprie opere d’arte. La versione alla camomilla nasce da una sua ricetta ritrovata nei diari di famiglia: profumati capolini di camomilla delle Langhe vengono lasciati macerare direttamente nella grappa, tradizionalmente per alcune settimane, per trasferirne naturalmente profumi e componenti aromatiche. La base nasce dalle vinacce delle Langhe lavorate secondo il metodo Levi e distillate nello storico alambicco discontinuo in rame a fuoco diretto della distilleria, fondata da Serafino Levi a Neive nel 1925. Dopo l’aromatizzazione, la grappa riposa in botti piemontesi da circa 700 litri prima dell’imbottigliamento. È proprio questa origine a spiegare perché sull’etichetta compaiano insieme i nomi di Lidia e Romano: se Romano Levi è diventato il celebre “Grappaiolo Angelico” e l’autore delle iconiche etichette disegnate a mano, le grappe alle erbe appartengono soprattutto all’universo creativo della sorella Lidia.
Distilleria Levi Serafino +
La Distilleria Levi Serafino è una delle realtà più affascinanti e irripetibili della storia della grappa italiana, indissolubilmente legata alla figura di Romano Levi e al piccolo paese di Neive, nel cuore delle Langhe. La distilleria viene fondata nel 1925 da Serafino Levi, originario della Val d’Aosta e appartenente a una famiglia di distillatori itineranti, che sceglie Neive come luogo in cui stabilire definitivamente la propria attività. Alla morte prematura di Serafino, avvenuta nel 1933, la distilleria passa nelle mani dei figli Romano e Lidia, ancora giovanissimi: Romano aveva appena diciassette anni e sarebbe diventato nel corso dei decenni una delle figure più singolari e riconoscibili del mondo della distillazione italiana. Mentre Lidia si occupava soprattutto della selezione e della preparazione delle erbe utilizzate per aromatizzare alcune grappe, Romano seguiva personalmente l’alambicco, mantenendo praticamente immutato il metodo di produzione ricevuto dal padre. Il cuore della distilleria è ancora oggi il suo storico alambicco discontinuo in rame a fuoco diretto, uno degli ultimi esempi di questo genere rimasti operativi. Le vinacce fresche provenienti soprattutto dai grandi vitigni piemontesi vengono introdotte nella caldaia e riscaldate direttamente attraverso la fiamma, secondo un procedimento molto più complesso da controllare rispetto ai moderni sistemi a vapore. Era Romano stesso a governare il fuoco, seguendo ogni distillazione attraverso esperienza, sensibilità e osservazione, senza affidarsi a sistemi automatizzati. Questa tecnica, lenta e artigianale, permette di estrarre dalle vinacce distillati particolarmente ricchi di materia, profumi e carattere. Una parte fondamentale della produzione è naturalmente legata alle vinacce di Nebbiolo provenienti da Barolo e Barbaresco, affiancate da quelle di Barbera, Dolcetto, Moscato e degli altri vitigni tradizionali delle Langhe. Dopo la distillazione le grappe vengono lasciate riposare e, secondo la tipologia, possono affinare in legni differenti, tra cui acacia e altre essenze, oppure essere imbottigliate mantenendo maggiore immediatezza e trasparenza aromatica. Ma parlare della Distilleria Levi soltanto attraverso la tecnica significherebbe raccontarne appena una parte. Romano Levi trasformò infatti ogni bottiglia in un oggetto unico attraverso le celebri etichette disegnate e scritte a mano. Con matite, pennarelli e colori creava figure, frasi e poesie differenti, rendendo praticamente irripetibile ogni esemplare. Il soggetto più famoso è la “Donna Selvatica”, figura femminile libera e misteriosa che attraversa centinaia di etichette accompagnata dalla celebre definizione “che scavalica le colline”, diventando il simbolo stesso dell’universo poetico di Romano. Accanto a lei comparivano paesaggi, fiori, animali, uomini, pensieri e brevi racconti, spesso realizzati direttamente sulle bottiglie destinate ad amici, clienti e appassionati. Quelle etichette, inizialmente nate spontaneamente e senza alcuna intenzione commerciale, sono diventate nel tempo autentici oggetti da collezione e hanno contribuito a portare il nome di Romano Levi ben oltre il mondo della grappa. Luigi Veronelli fu tra coloro che compresero maggiormente l’unicità del personaggio e contribuì a far conoscere quello che sarebbe stato definito il “grappaiolo angelico”, trasformando la piccola distilleria di Neive in una meta per appassionati, artisti e uomini di cultura provenienti da tutto il mondo. Romano continuò a distillare praticamente nello stesso modo per tutta la vita, fino alla sua scomparsa nel 2008. La sua morte avrebbe potuto segnare la fine di un'esperienza impossibile da replicare, ma la distilleria è stata preservata mantenendo lo storico alambicco e il metodo tradizionale a fuoco diretto. Oggi la produzione continua nel rispetto dell’eredità di Serafino, Romano e Lidia, utilizzando vinacce fresche provenienti dalle Langhe e mantenendo una lavorazione volutamente lenta e artigianale. La gamma comprende grappe giovani e affinate, selezioni ottenute da vinacce di Barolo, Barbaresco e altri grandi vini piemontesi, oltre alle versioni aromatizzate con erbe secondo una tradizione che richiama direttamente il lavoro di Lidia Levi. Le bottiglie contemporanee conservano inoltre l’universo grafico e poetico creato da Romano, mantenendo vivo il legame con le sue celebri Donne Selvatiche. La Distilleria Levi Serafino rappresenta così qualcosa di molto diverso da una semplice azienda produttrice di grappa: è un frammento della cultura contadina delle Langhe sopravvissuto alla modernizzazione della distillazione. L’alambicco in rame a fuoco diretto, le vinacce di Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e Moscato, gli affinamenti e le erbe raccontano la parte produttiva; le etichette disegnate a mano, le poesie e le Donne Selvatiche raccontano invece l’universo umano che ha reso Romano Levi irripetibile. Dal 1925, nella stessa distilleria di Neive, il fuoco continua così a trasformare le vinacce delle Langhe in grappa, custodendo una storia nella quale artigianato, territorio e arte sono diventati impossibili da separare.