CASTELLO DI NEIVE

LANGHE NEBBIOLO DOC 2024 - CASTELLO DI NEIVE

Regular price €19,00 Sale price€22,00you save €3,00

Abbinamenti, È un Nebbiolo che a tavola si può usare praticamente sempre. Sta benissimo con tajarin al ragù, agnolotti del plin, risotti ai funghi e primi piatti saporiti, ma anche con arrosti, vitello, coniglio e carni rosse non troppo elaborate. Freschezza e tannino lo rendono particolarmente adatto ai piatti con una componente grassa, perché puliscono il palato senza coprire il cibo. Molto bello anche con funghi porcini, salumi piemontesi e formaggi di media stagionatura.
Alcol, 14%
Annata, 2024
Denominazione, Langhe Nebbiolo DOC
Filosofia, Tradizionale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Nebbiolo 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Langhe Nebbiolo 2024 di Castello di Neive è un Nebbiolo giocato più sulla freschezza e sull’eleganza che sulla potenza. Al naso troviamo subito ciliegia, lampone e piccoli frutti rossi, accompagnati dai classici profumi di rosa e violetta, poi arrivano spezie, erbe aromatiche e una leggera nota di liquirizia. In bocca è fresco, scorrevole e molto pulito, con un tannino presente ma fine che dà struttura senza rendere il vino troppo austero. Il frutto rimane croccante e accompagna tutto il sorso, mentre nel finale emergono una bella componente sapida e leggere sensazioni balsamiche. È un Nebbiolo che si lascia bere già giovane, ma senza perdere il carattere del vitigno: floreale, teso, con quel tannino sottile che invita continuamente a tornare al bicchiere.

CURIOSITÁ:

Siamo a Neive, nel cuore del territorio del Barbaresco, e questo è probabilmente l’aspetto più interessante per capire il vino. Castello di Neive appartiene alla famiglia Stupino dal 1964, quando Italo Stupino acquistò il castello e progressivamente riunì diversi vigneti storicamente collegati alla proprietà. Tra questi c’è Santo Stefano, uno dei cru più conosciuti di Neive e il vigneto simbolo della cantina. Proprio all’interno del Castello, negli anni Sessanta, l’enologo francese Louis Oudart lavorò con il conte di Castelborgo e contribuì alle prime vinificazioni moderne del Nebbiolo della zona, un pezzo importante della storia che avrebbe poi portato al Barbaresco. Il Langhe Nebbiolo nasce quindi nello stesso ambiente delle etichette più importanti della casa, ma viene pensato per mostrare un lato più immediato del vitigno. La vinificazione avviene in acciaio con macerazione sulle bucce, seguita da un affinamento che privilegia la pulizia del frutto e l’eleganza, senza cercare la struttura e i lunghi tempi di evoluzione di un Barbaresco. È una bella porta d’ingresso nel mondo di Castello di Neive e soprattutto nel Nebbiolo di questo angolo delle Langhe.

Castello Di Neive

Castello di Neive è una delle realtà storiche più rappresentative del Barbaresco, profondamente legata al borgo di Neive e a un patrimonio viticolo nel quale storia familiare, ricerca e valorizzazione delle singole vigne procedono insieme. Il centro dell’azienda è l’imponente castello settecentesco che domina il paese, acquistato nel 1964 da Italo Stupino insieme ai fratelli Anna, Giulio e Piera. La famiglia era già proprietaria di vigneti nella zona e quell’acquisizione permette di riunire progressivamente sotto un unico progetto diverse parcelle storiche, dando forma all’attuale Castello di Neive. Il legame della famiglia Stupino con queste colline è però precedente: il padre Giacomo aveva iniziato ad acquistare vigneti e terreni a Neive e proprio da questo patrimonio prende forma una delle storie più interessanti della denominazione. Tra le vigne più importanti emerge Santo Stefano, magnifico versante esposto a sud e sud-ovest immediatamente sotto il castello, destinato a diventare il simbolo dell’azienda e una delle espressioni più riconoscibili del Nebbiolo di Neive. È da questa vigna che nasce il Barbaresco Santo Stefano, vino capace di combinare profondità, eleganza e longevità e diventato nel tempo il riferimento assoluto della produzione. La storia di Castello di Neive è strettamente intrecciata anche con quella dell’Arneis. Negli anni Sessanta Italo Stupino avvia una collaborazione con l’enologo e docente torinese Italo Eynard, con il quale inizia un lavoro di ricerca su questa antica varietà piemontese, all’epoca quasi dimenticata e presente soprattutto in poche vigne del Roero e delle Langhe. Nel 1970 viene realizzata una delle prime vinificazioni moderne di Arneis in purezza e il vino prende il nome di Montebertotto, contribuendo concretamente alla riscoperta di un vitigno che nei decenni successivi sarebbe diventato uno dei bianchi più rappresentativi del Piemonte. Questa attenzione verso la ricerca non ha mai allontanato l’azienda dal Nebbiolo, che rimane il centro della produzione e trova nei terreni di Neive condizioni particolarmente favorevoli. Le colline sono caratterizzate principalmente da marne calcaree e componenti sabbiose, mentre esposizione e altitudine cambiano tra le differenti parcelle creando espressioni diverse anche all’interno dello stesso comune. La famiglia ha progressivamente approfondito queste differenze, scegliendo di valorizzare separatamente le vigne considerate maggiormente rappresentative. Santo Stefano occupa un ruolo centrale proprio per la combinazione tra posizione, esposizione e storia. Le uve vengono raccolte manualmente e vinificate cercando di accompagnare il Nebbiolo attraverso estrazioni progressive e affinamenti sufficientemente lunghi da permettere alla trama tannica di raggiungere equilibrio senza perdere tensione. Il legno viene utilizzato come strumento di maturazione e non per costruire un profilo aromatico estraneo alla vigna, mantenendo riconoscibili le caratteristiche floreali, speziate e progressivamente balsamiche tipiche del Nebbiolo. Accanto al Barbaresco Santo Stefano, la produzione comprende differenti interpretazioni della denominazione e delle varietà tradizionali piemontesi, offrendo una lettura più ampia del territorio di Neive. Barbera e Dolcetto completano naturalmente il patrimonio a bacca rossa, mentre l’Arneis conserva un significato storico particolare proprio per il ruolo avuto dall’azienda nella sua riscoperta. Anche il Pinot Nero occupa uno spazio interessante nella storia della proprietà: la presenza di questa varietà testimonia la curiosità viticola che ha sempre accompagnato il lavoro della famiglia Stupino e la volontà di osservare il comportamento di uve differenti sulle colline di Neive. Il castello non rappresenta soltanto il nome della cantina, ma il vero centro della vita aziendale. Costruito nel XVIII secolo sulle fondamenta di strutture precedenti, conserva ambienti storici e cantine sotterranee nelle quali il vino può maturare naturalmente in condizioni favorevoli di temperatura e umidità. La presenza della famiglia all’interno della proprietà rafforza ulteriormente quella dimensione agricola e familiare che, nonostante il prestigio raggiunto, continua a caratterizzare l’azienda. Castello di Neive rappresenta così un punto d’incontro tra alcuni dei capitoli più importanti della storia enologica piemontese contemporanea: da una parte il Nebbiolo e il Barbaresco, con Santo Stefano come vigneto simbolo; dall’altra la riscoperta dell’Arneis, alla quale la famiglia Stupino ha contribuito attraverso ricerca e sperimentazione quando questa varietà rischiava di essere dimenticata. Una storia costruita attorno a un castello, alle vigne che lo circondano e a una famiglia che ha scelto di interpretare Neive senza uniformarne le differenze, lasciando che ogni parcella e ogni vitigno possano conservare nel vino la propria identità.