VALLE REALE

MONTEPULCIANO D'ABRUZZO DOC BIODINAMICO "VIGNA DEL CONVENTO DI CAPESTRANO" 2018 - VALLE REALE

Regular price €61,00

Abbinamenti, La profondità del Vigna del Convento di Capestrano 2018 richiede piatti capaci di confrontarsi con la sua struttura senza soffocarne la freschezza. È magnifico con agnello arrosto, brasato, guancia di manzo, selvaggina e carni rosse alla brace, dove tannino e acidità riescono a bilanciare efficacemente succulenza e componente grassa. Molto interessante anche con pappardelle al ragù di cinghiale, timballi e paste al forno, funghi porcini e preparazioni a lunga cottura. La componente speziata e terrosa sviluppata con gli anni crea inoltre un ottimo dialogo con formaggi stagionati e piatti a base di tartufo.
Alcol, 13%
Annata, 2018
Denominazione, Montepulciano d'Abruzzo DOC
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Abruzzo (Italia)
Temperatura di servizio, 10/12°
Vitigni, Montepulciano 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Vigna del Convento di Capestrano 2018 è una delle interpretazioni più rare e profonde del Montepulciano d'Abruzzo firmate Valle Reale, un vino prodotto soltanto nelle annate in cui questa singola parcella riesce a raggiungere l'equilibrio e la maturità desiderati. Rispetto agli altri cru aziendali mostra un carattere più concentrato e generoso, conseguenza del particolare microclima di Capestrano, ma conserva quella freschezza che rappresenta uno dei tratti distintivi della cantina. Nel calice si presenta con un rosso rubino profondo e luminoso. Il bouquet è complesso e stratificato: mora, melograno, ciliegia scura e prugna incontrano rosmarino, erbe mediterranee, liquirizia e spezie, mentre l'evoluzione in bottiglia ha iniziato a far emergere sfumature più profonde di sottobosco, cuoio e terra. In bocca è ampio, succoso e concentrato, con un frutto maturo sostenuto da una trama tannica importante ma ben integrata. La struttura è generosa senza diventare pesante, grazie a una freschezza che attraversa il sorso e a una componente sapida capace di conferirgli slancio. Il finale è molto lungo, profondo e speziato, con ritorni di frutta scura ed erbe aromatiche. Un Montepulciano potente ma tutt'altro che statico, che nella 2018 trova un bellissimo equilibrio tra maturità, energia e carattere territoriale.

CURIOSITÁ:

Il Vigna del Convento di Capestrano 2018 nasce da 100% Montepulciano coltivato secondo i principi della biodinamica in una parcella di circa 4,5 ettari situata nella parte più alta dei vigneti di Valle Reale a Capestrano. Questi terreni appartenevano anticamente al Convento di San Francesco, fondato nel XV secolo da San Giovanni da Capestrano, e proprio da questa origine deriva il nome della cuvée. Il vigneto è stato piantato nel 2003 utilizzando materiale vegetale proveniente dalla vecchia vigna di Popoli, su un terreno povero e ricco di scheletro ma dotato anche di una buona componente argillosa, fondamentale per trattenere l'acqua nei periodi più asciutti. L'esposizione è sud-est e il microclima è sensibilmente più caldo rispetto all'altopiano di Popoli: le uve raggiungono normalmente la maturazione due o tre settimane prima e danno origine a un Montepulciano particolarmente concentrato. Valle Reale lavora dal 2007 esclusivamente con fermentazioni spontanee da lieviti indigeni, sviluppando negli anni una propria tecnica di pied de cuve e cercando di intervenire il meno possibile sul carattere dell'annata. La 2018 è una bottiglia eccezionalmente rara: questa selezione di Montepulciano è stata realizzata soltanto poche volte nella storia aziendale e per questa vendemmia sono state prodotte appena 2.022 bottiglie. L'affinamento avviene tra acciaio e tonneau e il vino viene imbottigliato senza filtrazione. È proprio l'estrema selettività con cui Valle Reale decide se produrlo o meno a rendere il Vigna del Convento una delle espressioni più particolari e ricercate dell'intera gamma.

Valle Reale

Valle Reale è una delle realtà più interessanti dell’Abruzzo contemporaneo e nasce nel 1998, quando la famiglia Pizzolo decide di recuperare un vecchio vigneto di Montepulciano d’Abruzzo trovato all’interno della proprietà acquistata alcuni anni prima nei pressi di Popoli, in provincia di Pescara. Quel vigneto, piantato nel 1960 secondo la tradizionale pergola abruzzese e successivamente abbandonato, diventa il punto di partenza di un progetto molto più ampio: comprendere l’identità del Montepulciano coltivato in montagna e dimostrare quanto microclima, altitudine e singola parcella possano modificarne profondamente l’espressione. In collaborazione con il professor Leonardo Valenti dell’Università di Milano, la famiglia avvia una ricerca sulle origini del vitigno che individua proprio nelle aree montane circostanti alcune delle sue testimonianze storiche più antiche. Dalle migliori piante della vecchia vigna vengono quindi selezionate le gemme utilizzate per i nuovi impianti: nasce così una vera selezione massale aziendale, con il vecchio vigneto – oggi Vigneto San Calisto – che diventa letteralmente il “padre” del patrimonio di Montepulciano di Valle Reale. La proprietà comprende oggi 46 ettari di vigneto tra Popoli e Capestrano, oltre metà dei quali certificati biologici e i restanti in conversione, inseriti in uno scenario naturale straordinario tra il Parco Nazionale della Majella, il Gran Sasso e i Monti del Morrone. I vigneti si trovano mediamente intorno ai 350 metri di altitudine, prevalentemente esposti a sud-est e circondati dalle montagne come all’interno di un anfiteatro naturale. I terreni sono generalmente magri, ricchi di ciottoli e scheletro, ma sono soprattutto le differenze climatiche tra Popoli e Capestrano a determinare due interpretazioni molto diverse delle stesse varietà. A Popoli le correnti fredde provenienti dalle montagne provocano fortissime escursioni termiche e rallentano drasticamente la maturazione: il Montepulciano può essere vendemmiato addirittura all’inizio di novembre, sviluppando acidità, finezza aromatica e una notevole capacità di evoluzione. Capestrano si affaccia invece sulla Piana di Ofena, tradizionalmente definita il “forno d’Abruzzo”, dove le temperature estive sono sensibilmente superiori e la maturazione può anticipare di due o tre settimane. Qui i terreni presentano una maggiore componente argillosa e il Montepulciano assume generalmente maggiore potenza e concentrazione. Questa diversità ha portato Valle Reale a sviluppare una filosofia fortemente parcellare. San Calisto rimane il vigneto simbolo: otto ettari di vecchia pergola del 1960, dei quali soltanto la parte più alta, circa quattro ettari, viene destinata nelle annate migliori all’omonimo cru. Le vecchie piante, le correnti fredde e la maturazione lentissima danno origine a uno dei Montepulciano più longevi della proprietà. Vigneto di Popoli nasce invece dalle nuove vigne ottenute attraverso le gemme selezionate proprio a San Calisto, mentre a Capestrano il progetto si sviluppa dal 2003 attraverso 23 ettari impiantati con Montepulciano proveniente dalla stessa selezione massale e Trebbiano d’Abruzzo. All’interno di quest’area sono state progressivamente identificate parcelle autonome, tra cui Vigna del Convento, 4,5 ettari situati nella parte più alta degli antichi terreni appartenuti al Convento di San Francesco: qui il clima più caldo e il terreno ricco di scheletro ma con una buona presenza di argilla generano un Montepulciano più concentrato rispetto alle interpretazioni di Popoli. Il Trebbiano d’Abruzzo costituisce l’altra grande anima di Valle Reale e ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della filosofia aziendale. A Capestrano una parcella di circa un ettaro si trova sopra una delle sorgenti del fiume Tirino, in un ambiente caratterizzato da straordinaria biodiversità; a Popoli un altro ettaro di Trebbiano cresce invece in condizioni decisamente più fredde. Vinificando separatamente uve della stessa varietà e della stessa vendemmia con procedure identiche, l’azienda ha osservato differenze molto marcate nei tempi di fermentazione, nelle temperature e soprattutto nel profilo aromatico dei vini. Proprio questi esperimenti hanno rafforzato la convinzione che il territorio dovesse essere lasciato esprimere attraverso la fermentazione stessa. Dal 2007 Valle Reale utilizza quindi esclusivamente lieviti indigeni e fermentazioni spontanee, perfezionando nel tempo la tecnica del pied de cuve con l’obiettivo di ridurre l’intervento enologico e permettere alla biodiversità presente nei vigneti di trasferirsi nel vino. La gamma diventa così una vera cartografia di questa parte montana dell’Abruzzo: Montepulciano e Trebbiano vengono interpretati attraverso vigneti e microclimi differenti, con San Calisto come memoria genetica e storica del progetto e Popoli e Capestrano come due poli climatici quasi opposti. Particolarmente affascinante è inoltre la profondità storica del luogo: nei vigneti di Popoli si trovano i resti di strutture utilizzate già nel Medioevo dai monaci benedettini per produrre e conservare il vino. Il recupero di Sant’Angelo Extra Muros, iniziato alla fine del 2025, ha riportato alla luce una struttura del XII secolo utilizzata proprio come cantina gravitazionale su tre livelli, con una galleria scavata nella roccia lunga circa venti metri destinata alla conservazione del vino. È una testimonianza concreta di come queste montagne fossero considerate terre da vino molti secoli prima della nascita dell’azienda moderna. Valle Reale rappresenta quindi una lettura profondamente originale del Montepulciano d’Abruzzo: non il rosso caldo e generoso generalmente associato alla regione, ma un vitigno coltivato in quota, sottoposto a forti escursioni termiche e, a Popoli, a maturazioni così lente da protrarsi fino a novembre. La famiglia Pizzolo ha costruito l’intero progetto partendo da una vecchia pergola del 1960, utilizzandone il patrimonio genetico per creare le nuove vigne e trasformando progressivamente Popoli e Capestrano in un laboratorio naturale dedicato al rapporto tra vitigno, parcella e microclima. Agricoltura biologica, selezione massale, fermentazioni spontanee, lieviti indigeni e vinificazioni separate non rappresentano quindi elementi accessori, ma gli strumenti attraverso cui Valle Reale cerca di lasciare al territorio il compito di definire il vino. È proprio questa combinazione tra agricoltura di montagna, biodiversità e ricerca sul Montepulciano e sul Trebbiano a rendere Valle Reale una delle interpretazioni più personali e territoriali dell’Abruzzo moderno.