FAMIGLIA CARFAGNA VIGNAIOLI

TOSCANA IGT "ROSSO SAVERIO” VIGNETO ISOLA DEL GIGLIO 2019 - FAMIGLIA CARFAGNA VIGNAIOLI

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Abbinamenti, La struttura, la componente salina e il carattere mediterraneo del Rosso Saverio 2019 permettono abbinamenti insoliti anche con piatti di mare particolarmente intensi. È splendido con cacciucco, zuppa di pesce all’isolana, tonno rosso scottato, pesce spada alla brace e polpo arrostito, dove tannino e sapidità riescono a confrontarsi con preparazioni normalmente difficili per un rosso. Funziona altrettanto bene con agnello alle erbe, carni alla griglia, cinghiale e arrosti saporiti, oltre che con formaggi stagionati. Molto interessante con piatti in cui entrano pomodoro, olive, capperi ed erbe mediterranee, capaci di richiamare direttamente il paesaggio aromatico dell’isola
Alcol, 15%
Annata, 2019
Denominazione, Toscana IGT
Filosofia, Triple A
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 9/10
Regione, Toscana (Italia)
Temperatura di servizio, 16/18°
Vitigni, Sangiovese, Grenache Noir, Canaiolo, Malvasia Nera e Moscato Nero

NOTE SENSORIALI:

Il Toscana IGT “Rosso Saverio” 2019 di Famiglia Carfagna Vignaioli si presenta con un rosso rubino intenso, ormai percorso da sfumature granate che raccontano l’evoluzione. Il naso è profondo e mediterraneo, con ciliegia matura, mora e prugna che si intrecciano a scorza d’arancia, erbe aromatiche e spezie scure. Con l’ossigenazione emergono note più evolute di tabacco, cuoio, macchia mediterranea e frutta essiccata, accompagnate da una particolare sensazione salmastra. Al palato è pieno e materico, con una trama tannica evidente ma ben distesa dall’evoluzione e una freschezza che mantiene il sorso sorprendentemente dinamico. La lunga permanenza sulle bucce dona profondità e una componente tattile importante, mentre la sapidità richiama continuamente la vicinanza del mare. Il finale è lungo, asciutto e complesso, con ritorni di frutta scura, erbe mediterranee, spezie e sale. Un rosso isolano fuori dagli schemi, rustico nel senso più nobile del termine e capace di grande personalità.

CURIOSITÁ:

Rosso Saverio è una delle espressioni più radicali di Altura Vigneto, il progetto della famiglia Carfagna sull’Isola del Giglio. Non nasce da un assemblaggio costruito a tavolino, ma riprende l’antica consuetudine isolana di coltivare e vinificare insieme numerose varietà: prevalgono uve rosse come Sangiovese, Grenache, Malvasia e Moscato Nero, affiancate da altre cultivar locali e persino da una piccola parte di uve bianche. I differenti grappoli vengono raccolti secondo il proprio momento di maturazione e lasciati riposare all’ombra, subendo una leggera disidratazione; soltanto successivamente vengono riuniti e fermentati insieme, con bucce e raspi. La particolarità più estrema arriva dopo la fermentazione: il vino non viene immediatamente svinato, ma rimane sulle proprie bucce per molti mesi. Francesco Carfagna iniziò a recuperare alla fine degli anni Novanta circa tre ettari di vigneti abbandonati al Giglio, ricostruendo muri a secco e ripiantando ad alberello basso con materiale vegetale locale. Un lavoro interamente manuale, su terrazze esposte a vento, sole e salsedine.

Famiglia Carfagna Vignaioli

Famiglia Carfagna Vignaioli, conosciuta attraverso il progetto Altura Vigneto, è una delle realtà più singolari della viticoltura italiana e uno dei nomi che hanno contribuito concretamente alla rinascita del vino sull’Isola del Giglio. Tutto nasce alla fine degli anni Novanta dalla scelta di Francesco Carfagna, romano, professore di matematica e frequentatore dell’isola fin dall’infanzia, di cambiare radicalmente vita e recuperare un patrimonio viticolo che in quel periodo stava progressivamente scomparendo. Nel 1999-2000, insieme alla famiglia, acquisisce circa tre ettari di vigneti abbandonati nella parte meridionale del Giglio, nei pressi di Capel Rosso, affrontando un lavoro enorme: eliminazione dei rovi e degli arbusti che avevano invaso i terreni, recupero e ricostruzione di migliaia di metri di muri a secco, ripristino delle canalizzazioni, lavorazione manuale dei suoli, impianto dei portainnesti e successivi innesti direttamente in campo utilizzando germoplasma locale. Le prime bottiglie arrivano nei primi anni Duemila e Altura diventa progressivamente uno dei simboli della rinascita della viticoltura gigliese, tanto che Francesco Carfagna è stato nominato Vignaiolo dell’Anno dalla Guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso. Il vigneto è un esempio autentico di quella che viene definita viticoltura eroica: terrazze costruite sui ripidi pendii dell’isola, enormi affioramenti di granito, vento costante, sole intenso, siccità e salsedine rendono praticamente impossibile una meccanizzazione significativa e obbligano la famiglia a svolgere manualmente gran parte delle operazioni. I terreni sono prevalentemente sabbiosi, acidi, poveri e ricchissimi di scheletro, con le radici costrette a insinuarsi tra rocce e fenditure alla ricerca di acqua e nutrimento. Le viti vengono mantenute basse e allevate ad alberello per resistere al vento e alle condizioni estreme, mentre le rese rimangono naturalmente contenute. Il protagonista assoluto è l’Ansonaco, nome con cui sull’isola viene tradizionalmente chiamata l’Ansonica, varietà perfettamente adattata nei secoli alle condizioni del Giglio. Accanto ad essa la famiglia coltiva anche varietà a bacca rossa come Sangiovese, Grenache, Canaiolo Nero e Aleatico, preservando un patrimonio agricolo che riflette la complessità storica della viticoltura isolana. L’approccio di Francesco nasce prima di tutto dall’osservazione e dalla volontà di interferire il meno possibile con un ambiente tanto fragile quanto estremo: in vigneto vengono evitati diserbanti e prodotti chimici di sintesi, mentre il lavoro si basa principalmente sulla manualità, sulla fertilità naturale e sulla capacità delle piante di adattarsi alle condizioni dell’isola. In cantina la stessa filosofia conduce verso fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, macerazioni sulle bucce anche per le uve bianche e un utilizzo estremamente limitato di interventi e coadiuvanti enologici; i vini possono maturare in acciaio o passare attraverso il legno secondo annata e cuvée e vengono imbottigliati cercando di conservare integralmente il carattere della materia prima. L’Altura Ansonaco rappresenta la bottiglia simbolo del progetto: Ansonaco in purezza proveniente dalle terrazze affacciate sul Tirreno, capace di trasformare sole, vento, granito e salsedine in un vino strutturato, profondamente mediterraneo e caratterizzato da una marcata componente sapida. Accanto ad Altura sono nate altre interpretazioni come Emtivì e il rosso Saverio, attraverso le quali la famiglia esplora varietà e vinificazioni differenti senza abbandonare l’impostazione artigianale che caratterizza l’intera produzione. Oggi Francesco è affiancato soprattutto dalla figlia Irene, ormai pienamente coinvolta nell’attività dell’isola, mentre la moglie Gabriella continua a sostenere il lavoro familiare; il figlio Mattia, dopo aver partecipato ai primi anni del progetto, si è trasferito in Francia dove ha intrapreso a sua volta l’attività di vignaiolo in Auvergne. La dimensione rimane volutamente minuscola: circa tre ettari recuperati letteralmente dalla macchia mediterranea, lavorati attraverso una quantità di fatica difficilmente paragonabile alla viticoltura di pianura. Ed è proprio questo a rendere Famiglia Carfagna Vignaioli qualcosa di più di una semplice cantina. Quando Francesco iniziò alla fine degli anni Novanta, la viticoltura del Giglio attraversava una fase di forte abbandono e recuperare quelle terrazze significava andare contro una tendenza che sembrava irreversibile. Oggi quei muri a secco, le vigne ad alberello e l’Ansonaco sono diventati il simbolo di una rinascita e il riconoscimento di Vignaiolo dell’Anno 2026 ha portato definitivamente questo lavoro all’attenzione nazionale. Altura rimane però essenzialmente ciò che era all’inizio: una famiglia, pochi ettari e un paesaggio estremo nel quale ogni bottiglia nasce dal rapporto diretto tra granito, mare, vento e lavoro manuale. È questa fedeltà assoluta all’Isola del Giglio e all’Ansonaco a definire Famiglia Carfagna Vignaioli, una realtà che non si è limitata a produrre vino su un’isola, ma ha contribuito concretamente a salvare e riportare in vita una delle forme più affascinanti e difficili della viticoltura mediterranea.