CASCINA EBREO

VINO BIANCO "SINCHÈ..." 2010 - CASCINA EBREO

Regular price €32,50 Sale price€40,00you save €7,50

Abbinamenti, La maturità e la struttura del Sinchè… 2010 richiedono piatti capaci di sostenerne intensità e complessità. È ideale con crostacei importanti, astice, aragosta, capesante e pesci al forno, ma può accompagnare magnificamente anche baccalà, anguilla e preparazioni leggermente affumicate. La componente evolutiva apre inoltre a risotti ai porcini, tartufo, carni bianche arrosto e piatti a base di foie gras. Molto interessante con formaggi stagionati, soprattutto tome piemontesi, Comté o Parmigiano di lunga maturazione, dove freschezza e sapidità riescono a contrastare la parte grassa. È anche una bottiglia che merita di essere bevuta da sola, lentamente.
Alcol, 16,5%
Annata, 2010
Denominazione, Vino Bianco
Filosofia, Artigianale
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Piemonte (Italia)
Temperatura di servizio, 10-12°
Vitigni, Sauvignon Blanc 100%

NOTE SENSORIALI:

Il Vino Bianco “Sinchè…” 2010 di Cascina Ebreo si presenta oggi con un giallo dorato intenso e luminoso, segnato da profonde sfumature evolutive. Il naso è complesso e mutevole: scorza d’arancia candita, cedro, mela cotogna e albicocca secca si intrecciano a fieno, erbe officinali e leggere sensazioni balsamiche. Con l’ossigenazione emergono cera d’api, miele, frutta secca, spezie e delicati richiami affumicati, mentre la componente varietale del Sauvignon si è ormai trasformata in un registro maturo e affascinante. Al palato è ampio, caldo e decisamente strutturato, coerente con i 16,5% vol. di questa particolare vendemmia, ma conserva una sorprendente energia grazie alla freschezza e alla componente sapida. La lunga evoluzione ha reso la tessitura morbida e profonda senza cancellarne la tensione. Il finale è molto persistente, asciutto e complesso, con ritorni di agrumi canditi, erbe aromatiche, spezie e mineralità. Un Sauvignon fuori da qualsiasi schema convenzionale, oggi pienamente evoluto ma ancora dotato di personalità.

CURIOSITÁ:

Sinchè… 2010 è 100% Sauvignon Blanc e appartiene alla fase storica di Cascina Ebreo legata direttamente al suo fondatore Peter Weimer e alla moglie Romy Gygax. Weimer, informatico svizzero e grande appassionato di vino, si trasferì nelle Langhe all’inizio degli anni Novanta acquistando un vecchio casolare e circa tre ettari a Novello, nel cuore della MGA Ravera, con l’idea di produrre vini liberi dalle convenzioni stilistiche. Per Sinchè utilizzava Sauvignon proveniente da selezioni clonali della Loira e del Friuli; fino al 2016 le uve provenivano proprio dai vigneti di Novello, prima dello spostamento della cuvée verso Monforte d’Alba. Le testimonianze tecniche dell’epoca descrivono pressatura diretta, sedimentazione naturale del mosto, fermentazioni spontanee e lunghissimi affinamenti tra barrique, acciaio e bottiglia, senza chiarifiche invasive e con filtrazioni assenti o minime. È importante non applicare al 2010 il protocollo oggi pubblicato dalla cantina, molto più breve: Sinchè ha cambiato lavorazione nel corso degli anni. Il 2010, con i suoi insoliti 16,5% vol., rimane una delle versioni più estreme e singolari di questo Sauvignon langarolo.

Cascina Ebreo

Cascina Ebreo è una delle realtà più anticonvenzionali delle Langhe, una cantina che ha costruito la propria identità proprio sul rifiuto dell’omologazione e sulla libertà di produrre vino senza inseguire disciplinari, mode o aspettative di mercato. Si trova a Novello, uno degli undici comuni della denominazione Barolo, nel cuore della MGA Ravera, e nasce nel 1992 dall’intuizione di Peter Weimer, programmatore informatico svizzero e grande appassionato di vino che decide di cambiare radicalmente vita e trasferirsi nelle Langhe. Peter acquista circa tre ettari di vigneto da recuperare insieme a un vecchio casolare conosciuto almeno dall’Ottocento con il nome di Cascina Ebreo. Non proviene da una famiglia di produttori e proprio questa assenza di una tradizione enologica da rispettare diventa progressivamente uno dei punti di forza del progetto. Inizialmente si affida ai consigli di alcuni amici vignaioli e utilizza tecniche relativamente convenzionali, ma i vini ottenuti non corrispondono alla sua idea: li considera troppo costruiti e incapaci di restituire ciò che percepisce nelle proprie vigne. Intorno al 1997 arriva quindi la vera svolta. Peter abbandona progressivamente le convenzioni e sviluppa un approccio personale, quasi anarchico, basato su uve sane, fermentazioni spontanee, pochissime manipolazioni e soprattutto tempo. È lui stesso a definire i propri vini “punk”, non perché cerchi deliberatamente l’imperfezione, ma perché rifiuta l’idea che un vino debba essere normalizzato per corrispondere a un modello prestabilito. Il patrimonio aziendale è minuscolo: circa tre ettari all’interno della MGA Ravera di Novello, uno dei cru più importanti e riconoscibili del Barolo contemporaneo. Qui dominano le Marne di Sant’Agata Fossili laminate, formazioni caratterizzate da calcare, limo e argilla che, insieme alla posizione relativamente aperta e alle correnti provenienti dalle Alpi Marittime, contribuiscono alla naturale freschezza dei vini. Nei vigneti convivono Nebbiolo, Barbera e Dolcetto insieme a Sauvignon Blanc e alla rarissima Malvasia Moscata Piemontese, una composizione varietale decisamente insolita per una proprietà collocata nel cuore di uno dei grandi terroir del Barolo. La conduzione segue un approccio olistico e non prevede l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi, mentre la vendemmia viene effettuata manualmente. Ma è soprattutto in cantina che la filosofia di Cascina Ebreo mostra la propria radicalità. Le fermentazioni sono affidate esclusivamente ai lieviti indigeni, gli interventi vengono mantenuti al minimo e durante la vinificazione non viene aggiunta anidride solforosa. Acciaio, vecchie botti, anfore e affinamenti estremamente lunghi vengono utilizzati secondo le caratteristiche delle diverse cuvée, senza applicare un protocollo unico. Il tempo diventa così un vero ingrediente produttivo: alcuni vini rimangono per anni in cantina prima di essere considerati pronti, scelta decisamente lontana dalle esigenze commerciali di una produzione convenzionale. Il vino che meglio racconta lo spirito originario di Cascina Ebreo è Torbido!, Nebbiolo proveniente dalla Ravera e nato da una vicenda diventata quasi leggendaria. Peter avrebbe potuto produrre Barolo, ma la scelta di non filtrare il vino e il conseguente giudizio negativo ricevuto in sede di approvazione lo portarono ad abbandonare volontariamente la denominazione e commercializzarlo semplicemente come vino rosso. Il nome “Torbido!” trasforma così quello che avrebbe potuto essere considerato un difetto burocratico in una dichiarazione d’identità. La produzione è minuscola, proveniente da una parcella di circa 0,2 ettari e nell’ordine di poco più di un migliaio di bottiglie nelle annate prodotte. Con il tempo Torbido! è diventato il simbolo della cantina e una delle bottiglie più ricercate tra gli appassionati del vino naturale piemontese. Accanto al Nebbiolo, Segreto interpreta la Barbera della Ravera con la stessa filosofia di minimo intervento, mentre il semplice Vino Rosso riunisce prevalentemente Dolcetto con Barbera e una piccola componente di Nebbiolo. Anche i bianchi seguono percorsi decisamente personali. Sinchè nasce da Sauvignon Blanc coltivato in una minuscola parcella aziendale: dopo una breve macerazione sulle bucce fermenta spontaneamente in acciaio e affronta un lunghissimo affinamento, che può comprendere circa due anni in vecchi fusti di rovere francese seguiti da ulteriore riposo in bottiglia. Alea porta invece al centro la Malvasia Moscata Piemontese, lavorata come un vero vino macerato attraverso un contatto con le bucce che può raggiungere circa novanta giorni e un successivo affinamento di circa un anno in anfora Tava. Sono vini profondamente differenti, ma accomunati dalla volontà di lasciare che varietà, fermentazione e tempo determinino il risultato finale. La storia di Cascina Ebreo conosce un passaggio fondamentale anche nella seconda metà degli anni Duemila. Dopo circa vent’anni di lavoro Peter decide progressivamente di lasciare la gestione del progetto; le fonti collocano il passaggio tra il 2012 e il 2015, quando la continuità viene affidata a una nuova generazione legata alla realtà di Réva. Dal 2015 la gestione passa ufficialmente a un gruppo di giovani viticoltori che, dopo essersi confrontati direttamente con Peter, decide di non trasformare Cascina Ebreo in una cantina più convenzionale, ma di conservarne lo spirito originario. Il progetto continua così a essere interpretato come un vero laboratorio di vinificazione, nel quale sperimentazione e libertà rimangono più importanti della necessità di rientrare nelle categorie tradizionali. La produzione complessiva resta nell’ordine di appena 9.000 bottiglie, una dimensione che permette di mantenere un rapporto estremamente diretto con le singole masse e con i tre ettari della Ravera. Cascina Ebreo rappresenta quindi un caso quasi unico nelle Langhe: possedere vigne all’interno di una MGA prestigiosa come Ravera e scegliere consapevolmente di non costruire la propria identità intorno alla parola Barolo. Peter Weimer ha preferito utilizzare quel patrimonio per mettere in discussione il concetto stesso di denominazione, sostenendo che un vino debba essere giudicato per ciò che esprime e non per la conformità a un modello. La generazione successiva ha deciso di preservare questa impostazione, continuando a lavorare Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Sauvignon Blanc e Malvasia Moscata Piemontese con fermentazioni spontanee, nessuna solforosa aggiunta durante la vinificazione e interventi ridotti al minimo. Torbido!, Sinchè, Segreto e Alea diventano così differenti manifestazioni della stessa idea. Più che una semplice cantina naturale, Cascina Ebreo rimane un piccolo laboratorio anarchico nel cuore delle Langhe: tre ettari nella Ravera, pochissime bottiglie e una filosofia nata oltre trent’anni fa dalla convinzione di un informatico svizzero diventato vignaiolo che, prima ancora che il vino naturale diventasse una categoria riconoscibile, aveva già deciso che in bottiglia dovessero entrare meno regole possibili e quanto più territorio possibile.