METODO ANCESTRALE BIO SYRAH ROSE "SAN ENSÈ" 2025 - LIONEL BOUTIÉ DOMAINE RICARDELLE DE LAUTREC
Abbinamenti, La combinazione tra bollicina delicata, freschezza, frutto e sapidità rende il San Ensè 2025 estremamente versatile a tavola e non soltanto un vino da aperitivo. È perfetto con crudi di mare, tartare di tonno e salmone, gamberi, crostacei e pesce alla griglia, dove la freschezza e l’effervescenza alleggeriscono il palato senza coprire la delicatezza della materia prima. Funziona molto bene anche con fritti di pesce e verdure, sushi, focacce e preparazioni mediterranee a base di pomodoro, mentre la struttura del Syrah permette di accompagnarlo senza difficoltà a carni bianche, salumi delicati e formaggi freschi. Interessante anche con una pizza margherita o con verdure grigliate e formaggi morbidi, dove la componente fruttata crea un piacevole contrasto con le note più saporite e tostate.
Alcol, 12%
Annata, 2025
Denominazione, Metodo Ancestrale
Filosofia, Biologico
Formato, 0.75 L
Giudizio 3k, 10/10
Regione, Languedoc (Francia)
Temperatura di servizio, 6/8°
Vitigni, Syrah 100%
NOTE SENSORIALI:
Il San Ensè 2025 è un Metodo Ancestrale rosé che interpreta il Syrah in una veste decisamente insolita, fresca e immediata, perfettamente coerente con l’approccio naturale di Lionel Boutié nel cuore del Languedoc. Nel calice si presenta con un elegante colore rosa antico dalle sfumature cipria, animato da una bollicina fine e delicata. Il profilo aromatico è fragrante e molto espressivo: susina gialla, pesca e ciliegia rossa si intrecciano a richiami più esotici di frutto della passione, mentre rosa, gelsomino e zagara aggiungono una componente floreale raffinata. La rifermentazione in bottiglia porta inoltre leggere sensazioni di lievito e crosta di pane, che ampliano il bouquet senza appesantirlo. In bocca è fresco, vibrante e piacevolmente cremoso, con il perlage che accompagna un frutto succoso e una decisa vena sapida. La dolcezza è appena percettibile, grazie a un residuo zuccherino inferiore ai 6 grammi per litro, e il sorso rimane asciutto, energico e scorrevole fino alla chiusura. Il finale è persistente e salino, con un bel contrasto tra frutto, fiori e tensione. Un ancestrale dalla forte personalità, capace di mostrare un lato sorprendentemente delicato e gastronomico del Syrah.
CURIOSITÀ:
Il San Ensè Rosé 2025 nasce da 100% Syrah coltivato in regime biologico e biodinamico da Domaine Ricardelle de Lautrec a Coursan, nel Languedoc, non lontano dal Mediterraneo. La tenuta è guidata dalla famiglia Boutié da quattro generazioni e oggi Lionel porta avanti circa 45 ettari seguendo una filosofia agricola orientata alla biodiversità e alla drastica riduzione degli interventi, senza ricorrere a pesticidi e prodotti chimici di sintesi. Anche in cantina l’impostazione rimane essenziale: le fermentazioni sono affidate ai lieviti indigeni e San Ensè viene realizzato secondo il Metodo Ancestrale, quindi attraverso un’unica fermentazione che, iniziata normalmente, viene completata direttamente in bottiglia, dove si forma naturalmente l’anidride carbonica responsabile della sua effervescenza. Non viene effettuato alcun dosaggio finale e la lavorazione è pensata per mantenere il vino il più possibile vicino all’espressione originaria dell’uva. Il risultato raggiunge il 12% vol. e conserva un residuo zuccherino inferiore ai 6 g/l, sufficiente a dare rotondità al frutto senza comprometterne il carattere secco e sapido. È soprattutto la scelta del Syrah a rendere questa bottiglia particolare: una varietà normalmente associata a rossi mediterranei intensi viene qui trasformata in un rosé rifermentato, mettendone in primo piano fragranza, componente floreale e freschezza anziché concentrazione e potenza.
Lionel Boutié Domaine Ricardelle De Lautrec +

Domaine Ricardelle de Lautrec è una storica realtà familiare di Coursan, nell’Aude, a pochi chilometri da Narbonne, oggi guidata da Lionel e Cathy Boutié insieme alla nuova generazione della famiglia. La proprietà si trova in una posizione particolarmente interessante del Languedoc, nel punto d’incontro tra i territori della Clape, delle Corbières e del Minervois, e conserva tracce di una storia molto più antica della cantina stessa: la Via Domitia, la strada romana che collegava l’Italia alla penisola iberica, attraversa ancora oggi i circa 50 ettari del vigneto. In epoca più recente la proprietà appartenne alla famiglia Toulouse-Lautrec, dalla quale deriva il nome Ricardelle de Lautrec, mentre le cantine storiche risalgono al XIX secolo. Il domaine entra successivamente nel patrimonio della famiglia Boutié e Lionel e Cathy ne assumono direttamente la conduzione nel 1998, raccogliendo il lavoro sviluppato dalle generazioni precedenti e imprimendogli immediatamente una direzione molto precisa. Già nel 1999 Lionel sceglie infatti di convertire l’intera proprietà all’agricoltura biologica, decisione decisamente anticipatrice per un vigneto di queste dimensioni nel Languedoc di fine anni Novanta. Nel tempo questa sensibilità si evolve ulteriormente verso la biodinamica, fino alla certificazione Demeter ottenuta nel 2022. Per Lionel la biodinamica non rappresenta semplicemente un protocollo agronomico, ma un modo di considerare il vigneto come un ecosistema nel quale terreno, vite, animali e uomo devono ritrovare un equilibrio comune. Nei vigneti vengono quindi utilizzati preparati biodinamici e semine di essenze vegetali, mentre pecore e altri strumenti naturali contribuiscono alla gestione dell’erba; siepi, alberi e rifugi per gli uccelli vengono mantenuti o introdotti per aumentare la biodiversità e ridurre progressivamente la necessità di interventi esterni. Il clima mediterraneo di Coursan, caratterizzato da estati calde e asciutte, forte luminosità e costante presenza dei venti, favorisce naturalmente questa impostazione, mentre i terreni prevalentemente argillo-calcarei, con zone ricche di ciottoli e depositi alluvionali, permettono di lavorare un patrimonio ampelografico particolarmente ampio. La proprietà coltiva infatti una decina di varietà: Syrah, Pinot Noir, Merlot, Cabernet Sauvignon e Caladoc tra le uve rosse, Chardonnay, Viognier, Sauvignon Blanc e Muscat à Petits Grains tra le bianche, insieme ad altre varietà utilizzate secondo le differenti linee aziendali. Questa diversità è uno dei tratti più riconoscibili di Ricardelle de Lautrec e permette a Lionel di interpretare il Languedoc senza vincolarsi a un unico assemblaggio tradizionale. Molti vini vengono commercializzati come IGP Pays d’Oc o Vin de France proprio per mantenere maggiore libertà nella scelta dei vitigni e delle tecniche di vinificazione. In cantina l’approccio segue naturalmente il lavoro iniziato nel vigneto: le uve vengono raccolte cercando un equilibrio completo tra maturità, acidità e concentrazione e le fermentazioni vengono affidate ai lieviti indigeni. I bianchi vengono generalmente lavorati a temperature più basse per preservare precisione aromatica e freschezza, mentre i rossi affrontano fermentazioni e macerazioni più lunghe, adattate alla varietà e alla maturità della vendemmia. Acciaio e legno vengono utilizzati secondo il carattere del vino, senza applicare un’unica ricetta all’intera produzione, e una parte importante della ricerca è dedicata alla riduzione degli interventi enologici. Alcune cuvée vengono infatti prodotte completamente senza solforosa aggiunta e costituiscono la linea Nature, nella quale Chardonnay, Pinot Noir, Syrah e Caladoc vengono interpretati attraverso fermentazioni spontanee e un lavoro volutamente essenziale; alla stessa filosofia appartiene il Pet Nat, che porta la ricerca del domaine anche nel mondo delle rifermentazioni naturali. La gamma Scène esplora invece numerosi vitigni in purezza e possiede una forte componente artistica: le etichette sono state sviluppate in collaborazione con l’artista Fauve e costituiscono un richiamo contemporaneo al legame storico della proprietà con la famiglia Toulouse-Lautrec. La collezione Ricardelle rappresenta il cuore più tradizionale della produzione biodinamica, mentre Pontserme approfondisce il ruolo dell’affinamento in rovere attraverso vini più strutturati e complessi. È proprio questa libertà a caratterizzare maggiormente Lionel Boutié: invece di trasformare biologico, biodinamica e vino naturale in categorie separate, li considera strumenti differenti all’interno dello stesso percorso. Un Pinot Noir può quindi essere vinificato senza solforosa, uno Chardonnay mantenuto esclusivamente in contenitori neutri e un'altra selezione affrontare un lungo affinamento in rovere, purché ogni scelta sia coerente con la materia prima. Oggi anche i figli sono entrati nel progetto familiare, garantendo continuità a una storia che attraversa ormai quattro generazioni. I circa 50 ettari di Ricardelle de Lautrec costituiscono così un vero laboratorio agricolo nel cuore del Mediterraneo: biologico dal 1999, biodinamico certificato Demeter dal 2022, biodiversità, lieviti indigeni, vini senza solfiti aggiunti, Pet Nat e affinamenti tradizionali convivono senza contraddizioni. Lionel Boutié ha costruito la propria identità proprio su questa capacità di sperimentare senza perdere il rapporto con la terra, trasformando una proprietà storica attraversata dalla Via Domitia in una delle realtà più dinamiche della viticoltura naturale e biodinamica dell’Aude.